Come sono diventata quasi organizzata

Il mio viaggio nella produttività

Ho lavorato come disegnatrice per un po’ di tempo. E per quanto il mio lavoro sia sempre stato più verso il ‘lato commerciale‘ dell’arte (sempre lavorando per clienti, su cose che devono vendere e intrattenere, sempre con delle date di consegna fissate) sono sempre stata quel genere di persona con una vita caotica, che non andava mai a letto a un’ora specifica, che lavorava a ore improbabili e in generale rispettando quello stereotipo dell’artista disorganizzata-eccentrica-disordinata che per creare ed essere ispirata doveva avere il caos attorno a se, sia figurativamente che letteralmente.

D’altro lato avevo due aspetti della mia vita in cui sono sempre stata ben organizzata: il lavoro e il denaro. Per fortuna i miei genitori mi hanno insegnato fin da piccola a gestire quei quattro spicci che avevo e questa capacità si è trasportata nella mia vita adulta. Ho imparato ad essere cauta con le mie spese e ad avere sempre da parte soldi per i momenti bui. Allo stesso modo nel mio lavoro ho sempre tentato di consegnare in tempo e consegnare un lavoro ben fatto, perché questo mondo è veramente piccolo e se cominci a farti una nomea sbagliata è difficile continuare trovare lavori. Per fortuna sono naturalmente una ‘maratoneta‘ nel lavoro e ho sempre pianificato il mio lavoro per bene, decidendo quanto lavoro avrei dovuto fare ogni giorni per non diventarci matta appresso.

E la mia vita è stata così per un bel po’ di tempo:

Totalmente dis-organizzata Il mio lavoro giornaliero veniva completato anche se a volte finivo per cominciare a lavorare alle 11 di sera e passarci la notte perché avevo deciso di procrastinare durante il giorno. Vivevo con il casino sopra ogni superficie e passavo ore e ore su internet con nessun progetto per l’avvenire. Il fatto che questo tipo di vita non ha mai avuto il benché minimo impatto con il mio lavoro mi diceva che stavo facendo qualcosa di giusto nella mia vita. Meglio anche di alcuni amici e colleghi che sembravano avere infiniti più problemi di quanti non ne avessi io.

Il mio unico problema è che avevo bisogno di scadenze. Quel tipo di lavori che non ne avevano ma erano qualcosa tipo “il prima possibile!!” o ancora peggio “oh non ti preoccupare, non c’è alcuna fretta!” non venivano mai completati. Stessa cosa per i progetti personali che non avevano nessun ritorno monetario a breve.

E poi ovviamente uno di quei periodi giù è arrivato….

Succede spessissimo nel lavoro creativo: o perché hai un blocco dell’artista o perché proprio non hai lavori da fare. Per me entrambe le cose sono accadute allo stesso tempo. A riguardare indietro probabilmente soffrivo di depressione ma non ho fatto nessun tipo di ricerca o controllo in quella direzione quindi non ne posso essere sicura. Un giorno ho tirato fuori la mia copia di Skyrim e ho cominciato un nuovo personaggio e ho cominciato a giocarci per ore e ore ogni santissimo giorno per quello che credo fossero 2 o 3 mesi. Ho finito per avere un personaggio con i controc***i ma la mia vita era un macello. Avevo oltretutto incontrato una serie di problemi burocratici con l’appartamentino che mi stavo comprando che si potevano risolvere soltanto “aspettando” e su cui non avevo nessunissimo controllo. Inutile dire che la cosa non ha aiutato.

Ma credo che la cosa peggiore fosse che non mi rendevo proprio conto che era un periodo veramente nero per me.

Non c’è proprio stata una decisione cosciente di darmi una svolta…

Quasi organizzata e ordinata. ma ancora no.È venuto gradualmente…. Mi sono iscritta su skillshare perchè ero interessata ad alcuni dei loro corsi, specialmente quelli sul design delle stoffe. Era qualcosa che richiedeva veramente poco sforzo. Erano corsi veloci, graziosi, e potevo abbandonarli quando volevo senza sentire di aver buttato soldi. Quindi in quel momento della mia vita erano perfetti (insomma, ero ancora molto dedicata a far avanzare il mio personaggio in skyrim e non mi potevo permettere grosse distrazioni).

Mi sono iscritta al corso di Tiago Forte  “Get Stuff Done like a boss: design your workflow and double your productivity in 21 days” quasi per caso perchè era incluso a suo tempo nell’abbonamento.

Era su questo metodo di produttività che non avevo mai sentito nominare (metodo di produttività? Non sapevo neanche esistessero cose del genere, o per lo meno credevo fosse roba attinente a Henry Ford e alle catene di montaggio o simili? boh!) chiamato Get Things Done scritto da un tizio chiamato David Allen e Tiago spiegava come mettere su in modo digitale tutta l’infrastruttura per seguire questo metodo.

Ho deciso di provarci e ho cominciato a fare gli esercizi. Ho fatto tutto lo sforzo (IMMANE) che il metodo GTD richiede agli inizi, ho fatto le mie liste, catturato tutte le idee e scritto tutte le cose che volevo concludere, ho scritto tutti i miei goal e responsabilità, mi sono messa delle sveglie sul cell per ricordarmi ogni giorno di fare le mie revisioni.

In quei primi giorni c’è stato il salto di qualità….

È arrivato tutto insieme e ho notato che con veramente poca energia spesa potevo concludere tante ma tante di quelle cose che avevo procrastinato per mesi (e anche anni). Ho cominciato a cercare altri metodi di produttività, perchè se questo era così fantastico probabilmente ce ne erano altri altrettanto interessanti là fuori. Ho cominciato a leggere libri e blog ovunque sull’argomento, ho cominciato a usare la tecnica del pomodoro e il metodo ‘non rompere la catena’, ho letto i libri di Allen, ho letto il metodo Zen To Done di Leo Babauta e ho letto il libro di produttività per persone creative che ha scritto Scott Belsky Making Ideas Happen, ho visto decine di video delle conferenze 99u e letto tutti i trucchi e articoli che potevo trovare in giro. Ho letto e amato tutti i libri di Gretchen Rubin.

Ad un certo punto però stavo raggiungendo il limite. Non avevo fatto nulla che non fosse in una delle mie liste per giorni e giorni e anche se la diminuzione in stress che mi era stata promessa all’inizio era effettivamente là, ero esausta, fisicamente e mentalmente. Cosa peggiore: se in un qualunque determinato momento non ero “produttiva” ero pervasa da un senso di colpa.

Ero diventata troppo organizzata e ho deciso di darmi dei limiti.

Ero improvvisamente passata da una vita caotica al massimo ad avere tutto pianificato in modo ossessivo. Dovevo trovare una via di mezzo.

E la via di mezzo che ho trovato era semplicemente di permettermi del riposo senza sensi di colpa. La mia vecchia abitudine di lavorare ogni giorno non aveva più senso, perché stavo facendo il doppio del lavoro nella stessa quantità di tempo. Ho deciso di fare come le persone normali e concedermi la domenica per riposare (lo so, scandaloso). Non avrei scritto una lista di cose da fare per la domenica, e negli altri giorni della settimana avrei cominciato a seguire l’esempio di Babauta e di impostare un numero limitato di compiti giornalieri, se il tempo avanzava avrei fatto le altre cose che erano nelle mie ‘liste contesto’.

Una volta messi questi paletti tutto è andato al proprio posto. A questo punto i problemi burocratici erano stati risolti e sono riuscita a trasferirmi nel mio nuovo monolocale. E il trasloco è anche andato liscio e relativamente senza stress (beh, per quanto un trasloco possa essere senza stress….) ed è stato grazie al fatto che dato ero diventata una persona quasi organizzata avevo passato gli ultimi mesi a casa vecchia a fare decluttering generale di tutta la roba che possedevo.

Ho buttato cose inutili su cose inutili e sapevo finalmente come organizzarmi perchè stavo prendendo tutto semplicemente un passo alla volta.

Ed ecco che mi sono sistemata…

Casa nuova diventò abbastanza ordinata e organizzata e ogni cosa aveva il suo posto. Il mio lavoro (o forse, il mio atteggiamento verso il lavoro) migliorava giorno dopo giorno e ho continuato ad avere lavori piccoli e grossi, spesso affrontandone fino a 3 allo stesso momento. E’ stato a questo punto che ho deciso di cominciare a dipingere sciarpe di seta, che potete trovare qui su etsy.

Non solo, ma siccome ormai avevo coscienza di quanto un lavoro mi avrebbe richiesto avevo finalmente più tempo per amici e famiglia, e i sensi di colpa che avevo ogni volta che uscivo con gli amici sapendo che sarei dovuta rimanere a casa a finire delle tavole da consegnare finalmente scomparirono.

Ad un certo punto ho riguardato la mia vita e ho scoperto che era migliorata, e che probabilmente mi potevo definire una persona abbastanza felice.

È allora che decisi di aprire un blog in inglese chiamato burymewithmyplanner dove condividevo trucchi e idee e printables da scaricare (su Bumblebeasy). Ma l’inglese sta sempre un po’ stretto ed è per questo che ho deciso di aprire quasiorganizzata.it nella mia lingua madre.

…. perchè non è che sono ancora del tutto organizzata. Sto ancora e perennemente alla ricerca di miglioramenti e nuove tecniche e nuovi risultati. Il massimo a cui posso aspirare è essere quasi organizzata.

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