Il poter lavorare in pigiama

Voglio parlare di una cosa che interesserà probabilmente solo a parte di voi: del perché vestirsi “bene” anche se si lavora o si studia a casa. 

Insomma, siamo quelli ‘fortunati, no? Noi che non dobbiamo stare in ufficio a una determinata ora. che non abbiamo a che fare con il pubblico e che quindi non dobbiamo essere presentabili per nessuno. Viviamo una vita in pigiama e possiamo lavorare e studiare in qualunque stato di devastazione estetica.

Secondo me però non è una cosa così immediata.

E’ un post decisamente strano questo, perché da una parte dice l’ovvio, ovvero “vestiti la mattina”, dall’altra per questo genere di lavoratori non sembra proprio la cosa più immediata. Anzi, sembra auspicabile il contrario, no? …. Chi non vorrebbe andare al lavoro in pigiama.

Questo post m’è venuto in mente ascoltando il podcast di questa settimana di Happier di Gretchen Rubin, (in lingua inglese) dove lei e la sorella hanno deciso di intraprendere una sfida personale nel mese di febbraio: vestirsi tutti i giorni con vestiti ‘veri’.

Ora, lei e la sorella nel podcast parlano di ‘vestiti veri’ nel senso “ok smetto di andare in ufficio in tuta e felpa”. ….E … c’è tanta cultura americana in quella singola frase. Ad un certo punto dice “ah sono fortunata a lavorare in un posto dove puoi essere casual con l’abbigliamento”.

Si, ma casual con l’abbigliamento per me non significa qualcuno che va in tuta in ufficio.

E’ totalmente impensabile per me. Cavoli. Ho lavorato in uno studio di videogiochi e uno di animazione, dove il casual era al suo massimo dell’espressione e neanche lì ho mai visto qualcuno andare al lavoro in tuta.

O che anche va in giro per strada in tuta (a meno che non siano di quei pantaloni di tuta studiati apposta per essere modaioli.) ma è una questione di mentalità italiana e di come cresciamo.

Mettendo sullo stesso piano un italiano e un americano con lo stesso background sociale e la stessa istruzione e lo stesso status e lo stesso menefreghismo verso la moda e come ci si veste, l’italiano si presenterà sempre meglio. Ma semplicemente perché c’è un diverso approccio fin da piccoli. Se siete curiose su questo discorso è interessante vedere questo video di Tia Taylor dove parla di alcuni stereotipi che gli americani hanno verso i ragazzi italiani tra cui anche “sono sempre vestiti bene”. Tia è una ragazza americana che da un po’ di anni vive a Milano e fa video carini e molto intelligenti sulle differenze tra Italia e America (in inglese, ma i suoi video sono sempre sottotitolati in italiano) se avete voglia di seguirla.

Insomma, dal canto mio conosco 2 persone che si mettono in tuta al lavoro. E lo fanno semplicemente perché lavorano da magazzinieri ed è l’abbigliamento migliore per il loro lavoro.

Quindi non avevo capito perfettamente cosa intendesse Gretchen Rubin con quel suo ‘challenge’ di ‘vestirsi per andare al lavoro’. Ma con un po’ di contesto è più facile capire quello che intende. Ma anche probabilmente sono lei e la sorella che sono esagerate.

Detto cio’ quel podcast mi ha portato in una spirale di ragionamenti su chi lavora a casa. O su chi studia a casa.

Come me.

Perché mi vesto seriamente anche se lavoro dentro casa

Una delle cose che più ha cambiato il mio atteggiamento verso la mia vita vita, verso la produttività e l’organizzazione (che poi ha portato all’apertura di questo blog) è stata la decisione di vestirmi per andare al lavoro.

Badate, il mio posto di lavoro è una scrivania che dista 1 metro e 45 cm dal letto.

E se non fai parte del sottoinsieme di lettori a cui interesserà questo post (ovvero quelle specifiche persone che lavorano da casa o che studiano all’università ma non sempre devono andare a lezione e si trovano nella mia stessa barca) probabilmente penserai “Ma che scema, tu che puoi lavorare in pigiama perché non lo fai: è il sogno!”.

Purtroppo è quello che pensavo anche io. Lavorare in pigiama. Un sogno.

Ma quando non mi vesto per ‘andare al lavoro’ (si, intendo sempre quel “camminare quel metro e 45cm”) rimango in pigiama tutto il giorno (se non devo uscire per altri fatti). E rimanere in pigiama tutto il giorno è peggio di non bere il caffè per me. Mi fa venire voglia di tornare a letto, non fare nulla, di scrollare Tumblr per ore e ore.

Sono i momenti in cui sono meno produttiva di sempre.

Quando sono in pigiama (o tuta) ho addirittura una diversa postura sulla sedia, mi sento più svaccata, mi trascino appresso la giornata. Fatico a fare qualunque cosa. Invece quando mi vesto decentemente ho un atteggiamento totalmente diverso. Sia mentale che fisico. Già solo il fatto di mettermi una camicetta di seta cambia anche come mi muovo nella mia sedia. Mi siedo per non sgualcire eccessivamente un bel vestitino.

E non sto parlando di vestiti da matrimonio, semplicemente quello che vi mettereste se lavoraste con degli sconosciuti. Una camicia, dei pantaloni semi decenti. O qualunque sia la tua concezione di “se mi vedesse un estraneo non mi vergognerei di come sono vestita in questo momento”.

Oh, ci sono anche studi scientifici, veri, da università serie a supportare questa cosa. A supportare il fatto che hey, l’abito fa il monaco, e se ti vesti per un lavoro produttivo farai un lavoro produttivo.

Distingui le due parti della tua vita

Un altro punto di cui mi sono resa conto, quando passo la vita in pigiama, arrivo a sera non trovo un vero ‘distacco’ tra la giornata lavorativa e il momento in cui dovrei andare a letto. O riposarmi. O guardarmi un telefilm. Non riesco a rilassarmi, a staccare la mente. Eppure sto in pigiama! Che fortuna lavorare in pigiama da casa!

No, è proprio quello il punto: il distacco delle due parti della tua vita. Almeno su qualche aspetto. (Sapete che sono una grande sostenitrice del mischiare vita e lavoro nella lista di cose da fare. In quello aiuta tantissimo. Ma non dovrebbero essere totalmente indistinte le due cose. Ci sono aspetti da separare. L’orario è uno di quelli.)

E il vestirti per andare al lavoro anche se lavori (o studi) in casa è questo quello che crea: un orario d’ufficio. Un modo di distaccare ed entrare nella mentalità lavorativa.

E’ infinitamente più produttivo e serve per mettermi nella mentalità adatta.

A volte finisco per mettermi anche gioielli. Non sempre eh, perché io mi metto accrocchi di bigiotteria di forme non meglio identificate addosso.

Al punto che la settimana scorsa mi sono ritrovata ad affrontare la crisi “si sta allagando il pianerottolo e la vicina è a Shangai” con una gonna di velluto a coste, le calze e una collana di quelle veramente … presenti. Di quelle che insomma, non sono per nulla discrete.

Forse eccessivo, ma è quello che mi va di mettere la mattina per sentirmi una persona decente alla mia scrivania.

Fa ormai parte del mio rituale mattutino.

E il momento in cui scelgo i vestiti e decido come affrontare la giornata lavorativa è per me l’inizio della giornata. Il lancio di cui ho bisogno.

E sembra strano doverlo dire: “hey, ti devi vestire la mattina!” insomma, la scoperta dell’acqua calda. Ma l’idea comune su questo tipo di giornata produttiva è “ma puoi lavorare in pigiama!!!”.

No, non puoi! non se vuoi combinare qualcosa.

È uno dei motivi per cui tanta (ma tanta) gente che conosco sta passando dal “lavoro a casa” al “ho affittato una scrivania in uno studio di coworking”. Perché il lavorare a casa e la tentazione di lavorare in pigiama svaccati è grossa, ed è deleteria. Tanto.

… comunque ci sono altri lati positivi.

Questa pratica ha anche il risultato, non del tutto orribile, di essere presentabile ogni volta che i miei vicini vengono a suonarmi durante il giorno (succede spesso nel mio palazzo. Non so bene in che tipo di palazzo vivo, insomma, siamo nel 21esimo secolo e vivo a Roma, concettualmente non dovrei neanche sapere chi sono i miei vicini, no? L’evitare di avere una vita comunitaria con loro).

Non solo, se devo fare una chiamata urgente via Skype di lavoro sono anche in quel caso sempre decente per i video.

E voi? Vita di pigiama?

A voi studenti universitari o professionisti che lavorate da casa (che sono sempre ma sempre di più). Che fate? Lavorate in pigiama? Come vi ci trovate? Avete provato l’alternativa?

La libreria di risorse gratuite di QuasiOrganizzata

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  • Grazie. Anch’io lavoro da casa. E hai ragione il mio rendimento non è lo stesso se non mi vesto. Anche se ho dei turni fissi e un tipo di clientela che… be non sono io a determinare il mio rendimento. Però la casa in disordine e sporca e la sensazione di non aver fatto niente parte da “oggi non mi vesto , che mi vesto a fare ? ” grazie sei fantastica . Patrizia.

  • Grazie. Anch’io lavoro da casa. E hai ragione il mio rendimento non è lo stesso se non mi vesto. Anche se ho dei turni fissi e un tipo di clientela che… be non sono io a determinare il mio rendimento. Però la casa in disordine e sporca e la sensazione di non aver fatto niente parte da “oggi non mi vesto , che mi vesto a fare ? ” grazie sei fantastica . Patrizia.

  • Confermo anche io l’importanza del vestirsi,magari ingioiellarsi e anche truccarsi quando si lavora a casa!Sono mamma di tre bambini non più tanto piccoli,”casalinga”,artigiana e contadina e per me rendermi presentabile al mattino è fondamentale, anche se devo cambiare le lenzuola o zappare l’orto…Altrimenti non combino nulla o lavoro con meno energia! Oltretutto mi sono accorta che ci aiuta ad essere preparati anche per le emergenze che purtroppo possono capitare e che aiuta ad affrontarle meglio,con qualche (banale)preoccupazione in meno. Trovo solo qualche difficoltà ad indossare sempre le scarpe,anche quelle fondamentali, perché adoro andare scalza…Ma poi che benessere ritagliarsi il tempo per passeggiare scalza in giardino!
    Grazie,bellissimo blog!!!

    • Vero, vero. se una emergenza arriva non mi ritrovo un attacco d’ansia tra capo e collo perchè devo anche vestirmi per andare ad affrontare la cosa. (esempio, un paio di settimane fa il tizio del piano di sotto mi ha suonato perchè nell’appartamento accanto c’era un allagamento e nessuno aveva i contatti del vicino. Fatto sta che mi sono ritrovata ad affrontare un allagamento con una gonnellina di velluto a coste! non l’ideale! ma almeno non ero in pigiama, suvvia! eheh)

      Io per le scarpe ho deciso di adottare il metodo giapponese e lasciare le scarpe all’entrata. Perchè ho il parquet e odio profondamente pulire i pavimenti quindi tento di farlo il meno possibile! L’andare in giro scalza mi aiuta per quello. Oddio camminare scalza in giardino sembra un sogno! Io purtroppo abitando in città al massimo posso infilarmi di straforo nel giardino del tizio del piano di sotto che immagino mi caccerà a pedate se mi vede! eheh

  • Quando componeva Haydn indossava sempre abiti formali e si metteva una gran parrucca incipriata.
    Lo guardo stupito. – Haydn?
    – Se non lo faceva, non riusciva a comporre.
    – Perché?
    – Non ne ho idea. E’ un problema fra Haydn e la sua parrucca.
    da Haruki Murakami “Kafka sulla spiaggia” pg. 323
    Non per fare sfoggio di cultura, però è una storia vera riportata da diversi musicologi!
    Evidentemente anche nel ‘700 un grande compositore aveva già capito come dare importanza a ciò che si fa e non a dove lo si fa 😉
    Grazie della riflessione utilissima

    • Oddio non la sapevo questa, è fantastica!!!
      Gli artisti del passato comunque hanno comportamenti lavorativi che sono esattamente l’opposto di quello che ci immaginiamo. Tempo fa ho letto un libro sulle abitudini degli artisti (questo) ed è stato illuminante come la stragrande maggioranza di scrittori, musicisti, artisti, avessero una vita estremamente strutturata e completamente all’opposto di quello che è l’immaginario comune dell’artista in una soffitta parigina strafatto di assenzio che lavora a ore improbabili. (e se lavoravano a ore improbabili è perchè ogni giorno in modo costante lavorano a quell’ora improbabile….)

      Grazie per il commento! 😀

  • Anche perché Se stai in pigiama tutto il giorno e tutti i giorni come lo ritrovi poi il piacere di stare in pigiama a pigrire sul divano in una domenica piovosa? 😂

  • Ciao! Io ho provato entrambe le alternative e mi rispecchio molto in quello che dici. Inizialmente lavoravo da casa e, come dici tu, mi sentivo benedetta dal cielo. Peccato che, appunto, fossi finita in una spirale di abbruttimento non da poco. E mi sono addirittura depressa. Mi è poi capitata l’occasione di un lavoro fuori casa e mi sono esaltata tantissimo perché FINALMENTE avrei avuto un motivo per acchittarmi e per truccarmi! Che bello! Gaudio e giubilo! Peccato che poco dopo mi sono ritrovata nella spirale delle madri lavoratrici esaurite e a un passo dal divorzio perché non ero abituata a gestire tutte le emergenze e lo stress che un lavoro fuori casa comporta. Risultato? Sono disoccupata. Diciamo che il finale avrebbe dovuto e potuto essere diverso, ecco.

    • Ok questo commento non è finito dove pensavo sarebbe andato a finire! Mi dispiace! Spero tu riesca a trovare qualcosa a breve! (sei tornata a fare qualcosa a casa?)
      Comunque esatto, proprio un abbrutimento terribile! anche io ero finita in depressione (e neanche me ne ero accorta! ma ecco, è uno dei problemi della depressione, non te ne accorgi mai subito). Come ho detto sono un po’ di anni che sono passata al lavorare a casa vestendomi e ormai mi vesto e mi acchitto per me stessa. Che è la cosa importante per me!

  • 🤔 non ci avevo mai pensato!
    Sono in maternità, giorni e giorno passati in pigiama o in tutaccia…certo non mi serve essere elegante, però voglio provare a vestirmi decentemente anche se resto a casa tutto il giorno, se non altro per sentirmi meglio con me stessa.

    • Guarda, la questione dell’eleganza per me è solo perchè io sono fanatica. Mi piace vestirmi carina (mi piace farmi i vestiti da sola e sfruttarli!) ma il punto principale è: vestirti dignitosamente secondo il tuo personale criterio. Per sentirti meglio con te stessa, come dici tu!
      Fammi sapere se l’esperimento ti va bene e congratulazioni! 😀

  • 🤔 non ci avevo mai pensato!
    Sono in maternità, giorni e giorno passati in pigiama o in tutaccia…certo non mi serve essere elegante, però voglio provare a vestirmi decentemente anche se resto a casa tutto il giorno, se non altro per sentirmi meglio con me stessa.

  • Io sono in pensione, casalinga e disabile. La mattina mi vesto sempre come per uscire, e, anche se non esco metto sempre collana e orecchini e, naturalmente una spruzzata di profumo!
    Così iniziò sempre buone giornate!

  • Ciao!
    sono disordinata ma organizzata, mi piace fare le liste, mi piace Gretchen Rubin e mi piace il tuo blog che ho scoperto da poco.
    Io lavoro in ufficio da sempre, e quando lavoravo in Cina (long story) avevamo tutti la divisa, la stessa, dal CEO agli addetti alla pulizia.

    Mi ha fatto capire quanto sia importante l abito o in non abito in quel caso.

    E quando mi rendo conto che sono troppi giorni che non do importanza a come mi vesto, il mio ufficio infatti e’ molto casual e presentarsi in tuta non causerebbe probelma alcuno, allora mi impegno la sera a preparare qualcosa di “pensato” da indossare il giorno dopo.

    E quando cucino, la sera…mi metto il grembiule. La divisa, finalmente.

    Carlotta

    • Sai che ci sta un sacco di gente che adotta personalmente una divisa per andare al lavoro anche se non è richiesto dall’azienda? Kim Scott, che è una ex CEO di google si veste sempre con una felpa arancione per andare al lavoro. E sempre quella.
      Effettivamente è una cosa che ha un suo perchè. Certo, può non essere adatta a tutti ma è una cosa da considerare.
      Ma si, quant’è vero quello che dici. Quando mi vesto sciatta tutto il resto di casa mia è sciatto. UGH!
      grazie per il commento!

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